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PREMESSA
In un momento di pesante restrizione della spesa pubblica soprattutto nei confronti del settore delle imprese, la situazione della Sardegna risulta ulteriormente compromessa dalla prossima uscita dall´obiettivo 1. Le imprese si vedranno ridotte le percentuali di agevolazione e, secondo le più recenti indicazioni del Governo Italiano, le stesse verranno trasformate da contributi in conto capitale in finanziamenti a lungo termine.
Ciò comporterà nella maggior parte dei casi il ricorso al sistema creditizio, le cui procedure di valutazione risentiranno delle norme introdotte dall´Accordo di "Basilea 2", che dovrebbe (definitivamente) entrare a regime a partire dal 2007, le cui procedure, però, vengono già applicate, seppur con un ancora ampio margine di intervento soggettivo, dai più importanti Gruppi bancari.
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GLI ACCORDI DI BASILEA 2
Nascono dalla volontà dei Governatori delle banche centrali dei paesi più industrializzati di stabilire una strategia comune per affrontare i rischi del sistema attraverso la definizione di standard, che impongono alle banche una maggiore rigidità nel rapporto tra la loro adeguatezza patrimoniale e l´erogazione del credito, prevedendo la correlazione tra il requisito minimo di capitale delle banche e la probabilità di insolvenza dei singoli debitori. Questo significa che tanto maggiore è il rischio, tanto più grande deve essere il capitale (patrimonio di vigilanza) e quindi il costo per gli istituti di credito.
Secondo Basilea 2, il rischio deve essere calcolato come somma dei singoli rischi di credito assegnati, la cui singola valutazione viene calcolata attraverso sistemi di rating, che si basano su diverse informazioni delle imprese.
Ogni banca pertanto istituirà un modello interno di rating per valutare i rischi dell´attività creditizia, che sarà sottoposto ad autorizzazione della Banca d´Italia e verifiche periodiche dell´autorità di Vigilanza, in cui verrà valutata la correttezza del modello utilizzato, la completezza dei dati raccolti dalla clientela e la dimostrazione della qualità del processo valutativo seguito nell´attribuzione dei rating.
Gli accordi di Basilea riguardano dunque prima di tutto la gestione del credito bancario e i criteri valutativi per la sua erogazione. Inevitabilmente però tali regole avranno come conseguenza un mutato criterio di selezione delle imprese, che richiedono credito al sistema bancario, rendendo più difficile e costoso l´accesso al credito per le PMI, generalmente sottocapitalizzate .e non abituate ad avere una struttura interna e una mentalità attenta al rischio finanziario.
Diventa quindi fondamentale per tali imprese che la finanza d´impresa assuma un ruolo centrale, sovente decisivo, con una maggiore attenzione alla programmazione delle risorse e dei processi di sviluppo.
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LE IMPRESE
La valutazione dell´azienda avviene attraverso un sistema di calcolo del rating, che definisce "il livello del rischio".
Tanto più il rischio è elevato, tanto più il costo del finanziamento sarà oneroso per l´impresa.
Nell´assegnazione del rating ai debitori, le banche dovranno tener conto di tutte le informazioni rilevanti disponibili ed aggiornate costantemente, che riguarderanno principalmente:
- Composizione bilanci ( in termini di struttura patrimoniale e qualità/quantità dei ricavi).
- Centrale rischi.
- Andamento temporale.
- Parametri qualitativi, settoriali e strategici.
- Rischio del paese.
Il monitoraggio e l´implementazione del rating, sono e saranno fondamentali per l´impresa, per reperire fonti di finanziamento sul mercato ad un costo adeguato alla rischiosità dell´investimento.
Chiaramente per le banche sarà fondamentale selezionare le aziende anche rispetto all´assorbimento di Patrimonio, che le stesse imprese determinano, privilegiando ovviamente quelle che ne assorbono meno, ovvero quelle valutate meno rischiose. A tal fine le banche richiederanno maggiore trasparenza alle aziende, rafforzando la richiesta di documentazione, che descriva l´andamento economico/finanziario dell´azienda stessa, consuntivo e prospettico, la qualità della struttura interna, il posizionamento competitivo dei prodotti/servizi e le strategie.
I dati prospettici assumeranno un ruolo rilevante in quanto sono fondamentali per la valutazione della capacità futura di rimborsare il credito di un´azienda e pertanto saranno fondamentali per quelle aziende in espansione che presentano dati storici non positivi.
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CONCLUSIONI
In estrema sintesi, Basilea 2 è il nuovo accordo internazionale sui requisiti patrimoniali delle banche avente come obiettivo la stabilità dl sistema creditizio. In base ad esso le banche dei paesi aderenti dovranno accantonare quote di capitale proporzionali al rischio derivante dai vari rapporti di credito assunti. Maggior rischio = maggiori accantonamenti, quindi per la banca maggiori costi, che saranno trasferiti al sistema imprese.
Appare quindi evidente la necessità che le imprese, ed in particolare le PMI, pongano in essere tutte quelle politiche gestionali e di bilancio, atte a rafforzare la propria struttura e la propria immagine per affrontare serenamente l´esame dei rating.
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IL SERVIZIO
Obiettivo del servizio offerto è l´individuazione dei punti di debolezza nella composizione patrimoniale ed economica dell´azienda attraverso delle fasi di intervento che possono essere riassunte come segue:
- Fase di valutazione
- riclassificazione degli ultimi due bilanci e di una aggiornata e completa situazione economico - patrimoniale
- elaborazione dei principali indici
- calcolo rating bancario presumibile, con individuazione classe di merito
- ulteriore identificazione classe di merito Mediocredito Centrale, per eventuale cogaranzia al Confidi di riferimento
- Piano di miglioramento
- analisi dell´indebitamento
- individuazione degli opportuni interventi finanziari, la cui realizzazione possa conseguire un miglioramento del rating di partenza
- Attuazione pratica degli interventi concordati
- individuazione degli istituti di credito interessati
- personalizzazione delle elaborazioni effettuate ai sistemi di valutazione interna degli Istituti prescelti
- predisposizione della documentazione necessaria
- assistenza nella fase istruttoria, contrattuale e di erogazione.
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Basilea 2 "boccia" le imprese
MILANO o I nuovi criteri di accesso al credito previsti dall´accordo di Basilea 2 potrebbero generare serie difficoltà alle imprese italiane, in particolare a quelle di minori dimensioni.
Secondo un´ampia indagine condotta dalla società triestina EuRa, oltre la metà delle imprese italiane, il 58% per la precisione, non presenta un sufficiente grado di affidabilità (misurata in base ai parametri finanziari di Basilea 2).
Una buona fetta di imprese è addirittura considerata a rischio affidamento.
La regione maglia nera, con quasi il 20% di aziende in difficoltà sul fronte della solvibilità, è il Lazio; seguono Molise, Calabria e Liguria.
A medio rischio anche regioni come Emilia-Romagna, Toscana e Lombardia.
II presidente delle Pmi di Assolombarda, Carlo Moretti, avverte: il rating alle imprese, in vigore dall´inizio del 2006, verrà assegnato sui bilanci 2004.
"Le scelte che facciamo oggi - dice Moretti - condizioneranno l´affidabilità futura".
Intanto il primo rapporto dell´Osservatorio permanente sui rapporti banche-imprese evidenzia come i prestiti italiani crescono più che nella Ue e che metà degli impieghi va ai grandi gruppi.
Le garanzie reali pesano per il 57% sui crediti.
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Aziende bocciate all´esame Basilea 2
TRIESTE o Bocciate in affidabilità. Troppe imprese italiane, il 58% secondo un campione analizzato dalla società di rat�ng Eu-Ra, non raggiunge la sufficienza patrimoniale e finanziaria secondo i criteri di Basilea 2.
Poco consola sapere che, se nessuna azienda arriva all´Olimpo della tripla A, che significa solvibilità massima, nella C, e quindi con situazioni patologiche considerevoli, c´è un modesto 0,84% del campione e nella D, praticamente in default, appena l0 0,01 per cento.
II problema di fondo è quello più volte denunciato: la maggioranza delle aziende italiane ha dedicato finora poca attenzione al suo equilibrio strutturale.
Pesano ragioni territoriali, e il Nord risulta essere più in buona salute rispetto ai Sud; ragioni dimensionali, con le piccole aziende più in sofferenza rispetto a medie e grandi; ma non mancano motivazioni legate ai singoli mercati e al riflesso che questi possono avere, ad esempio, sulla regolarità dei flussi di cassa.
II campione esaminato da EuRa è tutt´altro che irrilevante: 60mila imprese di tutta Italia che hanno regolarmente presentato bilanci ordinari fra il 1997 e il 2002.
Trasferendo le indicazioni di bilancio nella "griglia" messa a punto secondo le indicazioni di Basilea 2, quella stessa che le banche, anche se con sfumature diverse, adotteranno, si ha il risultato citato.
"II dato è preoccupante e la nostra lettura è leggermente peggiorativa rispetto ad altre fatte con criteri diversi - spiega Maurizio Fanni, presidente d� Eu-Ra - ma ogni singola situazione ha una precisa motivazione. Certo, leggendo il movimento fra le diverse classi di rating, si nota una tendenza al miglioramento negli ultimi anni ma è un trend molto debole e,
secondo (e nostre proiezioni, complice anche la situazione economica generale, quest´anno potrebbe addirittura registrare un´inversione di tendenza con un incremento fino al 59% delle aziende ad affidabilità insufficiente".
La regione che sta peggio, con quasi il 20% di aziende a rischio solvibilità, è il Lazio; ma la classifica è estremamente sgranata ed entro i! 14% rientrano anche Molise, Calabria, Liguria, Sardegna, Abruzzo e Sicilia. Chi sta meglio è la Valle d´Aosta ferma all´8% e tra le più virtuose ci sono anche Basilicata, Marche, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte e Veneto.
"A penalizzare il Lazio - commenta Fanni - è la forte concentrazione di microaziende.
Anche a Nordest c´è un fenomeno simile ma qui le imprese, pur piccole, solitamente rientrano in un distretto che ha trasmesso cultura industriale, che offre servizi a rete, che sviluppa efficienza e competitività".
Quanto ai settori produttivi, i rischi maggiori li corre chi produce servizi per la pubblica amministrazione, con quasi il 30% delle imprese che presenta seri problemi d� solvibilità; ma vicino al 25% stanno anche le imprese dell´intrattenimento e le attività di poste e tlc.
"Anche in questo caso la spiegazione non è difficile - osserva Fanni - la pubblica amministrazione è un pessimo pagatore e questo incide pesantemente sulla programmazione e sui flussi di cassa.
L´entertainement è penalizzato dalla forte presenza di una componente immateriale nella produzione, mentre per poste e tlc c´è da considerare la precarietà di un settore in grande evoluzione.
In compenso chi sta meglio sono le attività più tradizionali, dall´�ndustria estrattiva a quella metallurgica, dalia chimica/plastica al manifatturiero, fino alle multiutilities che hanno solidi flussi finanziari in ingresso ed attività ad alto valore aggiunto".
Se, a questo punto, è quasi scontato constatare che più crescono le dimensioni dell´impresa più aumenta la sua affidabilità in quanto assume una struttura industriale più completa, meno prevedibile (e risulta il fatto che, secondo le stime di Eu-ra, un quarto di quel quasi 17% di aziende che oggi viene Valutato con la tripla C, il defaut entro tre anni se non apporterà adeguati correttivi.
"La nostra analisi - conclude Fanni - è ovviamente molto tecnica ma si basa su elementi oggettivi.
Anche a leggere il tutto, come abbiamo fatto, attraverso i rapporti relativi a cash flow, leverage, Roe, Roi il problema di fondo non cambia.
Ma a far uscire da un possibile incubo le piccole imprese potrebbe in fondo bastare una più robusta, e oggi non impossibile, capitalizzazione e una minor confusione finanziaria tra azienda e famiglia".
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"II rating si baserà sul bilancio 2004"
MILANO o Avviso agli imprenditori:
il rating che, a partire dal 1 gennaio 2006, le banche assegneranno alle imprese in base agli accordi di Basilea 2 sarà determinato dalle decisioni prese e dalle operazioni effettuate dalle aziende nel corso del 2004.
In particolare risulterà decisiva, nel processo di valutazione, non tanto la dimensione quanto la composizione del debito dell´impresa, tenendo presente che una quota crescente di debito a medio-lungo termine rispetto a quello a breve (oggi preponderante) concorrerà a formare un rating migliore.
E, di conseguenza, a considerare l´impresa più affidabile. è questa l´indicazione che Carlo Moretti, presidente della Piccola industria di Assolombarda (l´associazione degli imprenditori milanesi), fornisce in vista dell´arrivo dei nuovi criteri per l´accesso al credito stabiliti da Basilea 2.
Presidente, perché nel 2006 il rating sarà basato sulle politiche aziendali di oggi? Perché sarà calcolato sull´ultimo bilancio disponibile dell´azienda, cioè quello chiuso al 31 dicembre 2004.
è necessario che gli imprenditori valutino attentamente le poste che andranno a formare il bilancio di quest´anno. Faccio un esempio: se oggi acquisto un macchinario per 100mi1a euro posso decidere di ricorrere al credito del fornitore, al leasing o al finanziamento a medio-lungo termine.
In tutti e tre i casi andrò a influenzare il processo di formazione del rating 2006. Qual è il rischio che intravede? Che gli imprenditori intuiscano in ritardo questo meccanismo. Per cui ai miei colleghi dico: sveglia, perché la fotografia verrà scattata sulla situazione attuale.
E che consigli dà? Fin da subito cercherei di spostare il più possibile il debito dal breve al medio-lungo termine, perché ciò mi consentirà di avere un rating più elevato e, quindi, un miglior tasso d´interesse. Purtroppo il sistema imprenditoriale italiano presenta, a larghissima maggioranza, un indebitamento a breve termine e ciò potrebbe costituire un problema serio in vista del 2006.
Che genere di problema? II pericolo, a mio avviso, riguarderà più che la temuta riduzione del credito concesso dalle banche, l´elevato costo del denaro. Faccio un secondo esempio: se a un´impresa, che dispone attualmente di una linea di credito per un milione di euro, venisse affibbiato il rating CCC (cioè la classe più bassa) con Basilea 2 in vigore l´affidamento resterà sempre di un milione, ma il tasso d´interesse sarebbe sicuramente più elevato, perché l´impresa è considerata meno affidabile sul piano finanziario.
Inoltre avrà più difficoltà a trovare nuovo credito. Cosí i più deboli saranno ancora più deboli. Qual è, a suo giudizio, lo scoglio più arduo che le piccole imprese italiane dovranno affrontare in vista di Basilea 2? II vero punto di debolezza dei parametri di Basilea 2 riguarda le garanzie, che sono strettamente collegate alla dimensione dell´impresa.
Basilea 2 prevede infatti che il rating salga in presenza di garanzie. Ora, una delle ragioni per cui le Pmi italiane hanno difficoltà a crescere è data appunto dalle garanzie sui prestiti. Se tutte le volte la banca, per concedere un finanziamento a una piccola impresa, guarda all´appartamento dell´imprenditore è chiaro che l´impresa potrà compiere un salto dimensione correlato al valore di questo appartamento.
Andare oltre tale limite non le sarà possibile. E quindi? E quindi non lamentiamoci del nanismo delle nostre imprese. Serve più coraggio anche da parte delle banche, che devono guardare oltre il valore dell´appartamento dell´imprenditore e scommettere sulle reali capacità di sviluppo e sui progetti dell´azienda.
All´estero, ad esempio, il sistema bancario é più sganciato dal meccanismo delle garanzie rispetto a quanto accade abitualmente in Italia. Quali saranno in definitiva le ripercussioni di Basilea 2 sul tessuto imprenditoriale italiano? Ritengo che Basilea 2 potrà aiutare i nostri imprenditori a fare un importante salto di qualità: l´indebitamento si sposterà dal breve al medio-lungo termine.
Ma per raggiungere questo obiettivo occorre anche la collaborazione del sistema bancario. Da qui nascerà il nuovo rapporto banca impresa.
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Basilea 2 occasione per crescere
MILANO o Attenzione e cautela dopo l´allarme della prima ora. Restano le preoccupazioni per l´aumento del costo del credito e le possibili riduzioni dei finanziamenti. Ma tra gli imprenditori prevale la fiducia e la volontà di affrontare una sfida che in apparenza coinvolge "I´anima" finanziaria delle aziende ma più ampiamente riguarderà il modo di fare impresa.
Le aziende italiane si preparano ad affrontare Basilea 2 (accordo sulle nuove regole per l´allocazione del capitale bancario varato a fine giugno) in un clima mutato. Grazie ad una versione più morbida dell´intesa (che ha rivisto al ribasso i coefficienti di rischio che gli istituti di credito dovranno applicare per i finanziamenti alle Pmi), ad una maggiore consapevolezza delle opportunità che può rappresentare, ad una nuova stagione nel rapporto banca-impresa che sembra avviarsi.
"Dal 2001 abbiamo lavorato molto sul territorio - conferma Gianfranco Torriero a capo dell´Ufficio studi dell´Abi - e l´accordo con la Piccola industria di Confindustria siglato a fine 2002 aveva come obiettivo proprio una collaborazione più forte tra i due mondi". A guardare il territorio emerge una mappa a più velocità: alcune aree in cui Basilea 2 è già prassi consolidata, molte regioni in cui il dialogo è avanzato, altre in cui il passo è più lento.
"Abbiamo lavorato molto sul rapporto banca-impresa - spiega Ruggero Lenti presidente della piccola industria dell´Unione di Torino - già dal 2001 attivando anche un osservatorio per monitorare la situazione debitoria dell´area. Queste nuove regole rappresentano anche delle opportunità per cominciare a comunicare nel modo corretto con il sistema finanziario".
Complice la versione addolcita di Basilea 2 e una maggiore conoscenza dei contenuti "oggi il problema è molto meno sentito, collaboriamo attivamente con gli istituti di credito e in realtà da noi Basilea 2 è già realtà perché tutti i grandi istituti stanno applicando i rating su cui le aziende si sono già tarate, insomma abbiamo fatto squadra quando non sapevamo ancora cosa fosse".
Quanto ai timori di credit crunch (taglio dei finanziamenti) un´analisi svolta con il San Paolo "ha evidenziato già in passato - continua Lenti - che l´applicazione delle nuove regole avrebbe determinato in molti casi un miglioramento delle condizioni di credito". II prossimo passo ora è lavorare sull´indebitamento: "Stiamo tentando di spostare il debito sul medio-lungo termine privilegiando strumenti più strategici come finanziamenti per macchinari, innovazione, internazionalizzazione".
Lavori in corso anche a Varese dove si è puntato su strumenti di autovalutazione. In luglio il Comitato piccola industria ha elaborato un software che consente una valutazione della situazione patrimoniale e finanziaria aziendale. "Un punto di partenza - spiega il presidente del Comitato Bruno Amoroso - che ha avuto risultati molto positivi perché sta creando quella confidenza che ci consente di superare le diffidenze del passato. Ma è solo un primo passo. Le banche ci hanno informato dei cambiamenti che ci saranno, noi ci stiamo organizzando". Un fronte aperto anche a Brescia. "C´è grande attenzione al tema dell´impatto economico delle nuove norme - spiega Franco Tamburini a capo della piccola impresa dell´Aib - in un primo tempo ci sono stati forti timori sui destini delle aziende, poi man mano che i regolamenti si chiarivano le banche ci hanno spiegato cosa significava, con disponibilità e spirito costruttivo. C´è un´aria nuova che si respira, ma va detto che l´attenzione resta alta". Anche a Brescia è stato elaborato uno strumento di autovalutazione. "Stiamo realizzando tavoli di lavoro con gruppi di 20 aziende - conferma Tamburini - per fare chiarezza sulle questioni finanziarie, sul riequilibrio della struttura debitoria". Temi cruciali per la valutazione dei nuovi requisiti per la concessione del credito da parte delle banche. A Bergamo, banche Popolari Unite e Unione industriali in collaborazione con Confidi, hanno definito un´iniziativa pilota per supportare le imprese in progetti di innovazione tecnologica con finanziamenti a condizioni economiche favorevoli per le imprese che utilizzano il modello di autovalutazione elaborato dall´Unione industriali. Nel processo di adeguamento un ruolo cruciale sarà svolto anche dai Consorzi di garanzia fidi (Confidi): "Da circa sei mesi - spiega Patrizia Geria coordinatrice Neofidi nell´area di Vicenza, Verona, Rovigo, Belluno, Venezia - moltissime aziende ci chiamano per sapere cosa fare. C´è più sensibilità al tema, consapevolezza dei rischi. Come Neofidi ci stiamo muovendo con nuovi strumenti sul rating, iniziative che ci consentono di confrontarci individuando aree critiche e punti di forza. I segnali - aggiunge Patrizia Geria - sono molto positivi c´è interesse, disponibilità al confronto con le banche. Noi abbiamo iniziato un percorso riorganizzativo interno e puntiamo a lavorare entro il 2005 come una vera e propria banca di garanzia". Dialogo con le banche avviato anche nell´area di Bologna. "C´è una certa tranquillità - sottolinea Luca Rossi responsabile area economica di Confindustria Emilia-Romagna - e in alcuni casi le imprese sono abbastanza indietro. C´è un certo disinteresse, a volte preoccupazione, dettata più dall´incertezza che da timori reali di ricadute negative per l´arrivo delle nuove regole di Basilea 2. Molte associazioni hanno organizzato incontri di approfondimento con le banche sul territorio, e noi stiamo cercando di costruire qualcosa di più strutturato sui temi della formazione, sulla necessità di promuovere strumenti finanziari innovativi". Sulla stessa linea d´azione a Roma. "Abbiamo attivato sul territorio corsi di formazione per gli imprenditori" conferma Pino Gori presidente della piccola e media industria. II clima "è sereno - continua Gori - anche se temo che l´aumento dei costi ci sarà, sulle restrizioni del credito poi vedremo quali saranno gli effetti. Le banche hanno facoltà di manovra ampie e non credo che applicheranno rigidamente i nuovi rating". Ed è proprio sui criteri di accesso al credito che si concentra l´attenzione a Napoli. In fase di decollo un progetto della piccola industria dell´Unione di Napoli per favorire I´utilizzo di strumenti di autovalutazione. "Molte banche - spiega il presidente Alfonso Petrillo - si stanno già orientando come se Basilea 2 fosse già in vigore, e noi ci stiamo muovendo per attrezzarci al meglio.
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Imprese ottimiste su Basilea2
II 79% delle imprese ritiene che l´introduzione delle normativa di Basilea Z porterà ad una evoluzione del rapporto con le banche, che sarà per la maggior parte delle aziende particolarmente positiva. è quanto emerge da un´indagine condotta da Bnl, che evidenzia anche però come il 60% delle imprese interpellate si ritenga ancora non sufficientemente informata sulle nuove norme. Le imprese più aggiornate hanno invece preso notizie dalla stampa (67%), dalle banche (26%) o direttamente dal testo della normativa (7%). II 65% degli intervistati afferma poi che le maggiori informazioni che le aziende dovranno fornire alle banche premieranno le imprese migliori, accrescendo la competitività. Complessa la situazione sul fronte delle costruzioni dove - secondo quando emerso al convegno "Basilea 2: le opportunità di un rischio", organizzato a Bologna in concomitanza con l´inaugurazione dei Saie, Salone dell´industrializzazione edilizia, in programma fino al 17 - solo una rivoluzione strutturale del settore delle costruzioni potrà rendere indolore l´entrata in vigore degli accordi di Basilea 2, all´inizio del 2007. Ciò che preoccupa, con riguardo alle imprese italiane, è sostanzialmente il fattore nanismo: I´85% delle aziende del comparto risulta avere meno di 5 dipendenti, con conseguenze gravi che riguardano principalmente la sottocapitalizzazione. "II ricorso al credito a medio termine - ha spiegato nel corso del suo intervento Pietro Modiano, ad di Unicredit Banca d´Impresa - è bassissimo. II sistema di finanziamento attuale della piccola impresa fa conto prevalentemente su capitale di famiglia e questo, a lungo andare, genera un cortocircuito finanziario che porta alla chiusura".
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"Basilea2 sarà favorevole per banche e imprese" Cipolletta giudica positivamente i nuovi parametri.
Basilea2 farà bene sia alle aziende che agli istituti di credito. Ne è convinto Innocenzo Cipolletta, presidente di Ubs corporate finance Italia, che prevede, dall´applicazione dei nuovi parametri, effetti positivi: "più stabilità" e minori rischi di fallimento per le banche; "più efficienza" e maggiori prospettive di sviluppo per le imprese. "Il credito è vero sarà più selettivo, ma andrà in modo più abbondante e a condizioni più vantaggiose alle società che hanno maggiori prospettive di sviluppo" ha spiegato Cipolletta.
Insomma è preferibile avere "regole più stringenti" che aiutino il nostro sistema economico a superare mali storici, quali la sottocapitalizzazione delle imprese o l´eccessiva frammentazione dei rapporti con gli istituti di credito, piuttosto che continuare in una situazione di fragilità.
Certo, secondo Cipolletta, qualche problema non mancherà, sia durante la fase di transizione dalle vecchie alle nuove regole sia per quelle aziende che si troveranno ad avere un rating di rischio alto o molto alto. Per superare questi ostacoli Cipolletta indica due strade. Primo, le banche dovranno applicare i nuovi criteri di assegnazione del credito in modo "graduale", consentendo cioè alle imprese, in particolare a quelle in situazione più critica, di adeguarsi, rientrando nei nuovi parametri.
Secondo, da parte di aziende e istituti di credito ci dovrà essere "un grande sforzo di conoscenza reciproca", perché non ci si deve fermare ai parametri, ma "andare a monte". La qualità del credito migliorerà soprattutto se da una parte la banca sarà in grado di "capire l´azienda e condividerne i progetti di sviluppo" e dall´altra l´impresa sarà più trasparente e in grado di formulare progetti di crescita che abbiano alte probabilità di successo.
Cipolletta parla a Bologna in occasione del Forum su Basilea 2 organizzato da Confindustria Emilia Romagna. Secondo Giovanni Caffarelli, vice presidente degli imprenditori emiliano romagnoli, le aziende della regione, in gran parte piccole e medie, sentono con forza i problemi derivanti dall´introduzione del nuovo sistema di rating. In particolare la preoccupazione diffusa è quella di una "erogazione del credito sempre più centellinata e orientata da criteri numerici, incapace cioè di tenere conto in modo adeguato delle situazioni locali e della conoscenza personale". Le imprese però dovranno "cambiare il loro approccio mentale ai temi della finanza, rendendosi conto degli attuali punti di debolezza per superarli".
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BASILEA 2, ECCO LE PRINCIPALI SCADENZE
Ecco le principali scadenze dell´Accordo Basilea2:
Fine giugno 2004
Pubblicazione versione definitiva del nuovo Accordo
Luglio-settembre 2004
L´Unione Europea potrà introdurre le opportune integrazioni alla direttiva attualmente in vigore sui requisiti patrimoniali minimi delle Banche. Successivamente interverranno i legislatori nazionali per discutere le nuove direttive e le nuove leggi nazionali
Fine 2006
Entreranno in vigore le nuove regole riguardanti l´approccio standardizzato e quello cosiddetto di "Internal Rate Foundation", che spetta di diritto alle banche più piccole.
Fine 2007
E´ necessario un altro anno di sperimentazione ed analisi d´impatto per i metodi più avanzati, quelli sui quali saranno tenuti a misurarsi le grandi banche internazionali.
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Basilea2, da rischio a opportunità Il pressing della vigilanza. Pietro Modiano (Unicredit): "Premiate le aziende virtuose". Maria Pierdicchi (S&P): "Una spinta nel senso della chiarezza"
Maggiore capitalizzazione, capacità di aggregarsi e specializzazione. Sono i tre aspetti che faranno la differenza. Tra le imprese penalizzate dall´arrivo delle nuove regole sull´allocazione del credito bancario (Basilea2) e quelle che tradurranno invece i rischi in opportunità di crescita. Una regola che varrà soprattutto nel settore delle costruzioni e nel sud del Paese. Due aree critiche. La prima per forte volatilità economica e alta frammentazione: oltre300mila le aziende del comparto di cui l´85% con meno di 5 addetti. La seconda per l´elevata concentrazione di imprese "poco virtuose" (non investiment grade), quindi più vulnerabili e con maggiori difficoltà di accesso al credito. Secondo un´analisi Eu-Ra sui rating tecnici, solo il 20,86% delle imprese italiane è investment grade, rientra cioè nelle classi AAA, AA, A, BBB. Ma il dato interessante è che solo sette regioni italiane superano questa soglia. Di queste, sei sono nel Nord Italia. A rischio c´è dunque la tenuta delle piccole imprese del sud. E se non ci si attrezza, Basilea 2 insieme alla già debole congiuntura economica rischierà di accrescere ulteriormente il divario tra nord e mezzogiorno. Perché possibili riduzioni del credito, costi più alti dei finanziamenti toglieranno ossigeno alle pmi già fragili per struttura patrimoniale e finanziaria debole, bassa capitalizzazione, elevato indebitamento a breve, scarsa capacità innovativa. Sono gli spunti emersi a Bologna ieri nel corso del dibattito che si è svolto nella giornata inaugurale del Salone internazionale dell´industrializzazione edilizia organizzato da BolognaFiere. "Sicuramente Basilea 2 premierà le aziende più virtuose, le imprese devono capire che è necessario aumentare la capitalizzazione". Modiano ha presentato anche i primi risultati della proposta lanciata qualche mese fa dall´amministratore delegato di Piazza Cordusio, Alessandro Profumo, per ridurre l´indebitamento a breve. "Nei primi sei mesi dell´anno - ha chiarito Modiano - abbiamo dato (ad imprese con fatturato tra 2-50 milioni) credito a medio termine per 1,6 miliardi su un totale di 5 erogati a questa tipologia di impresa". "Basilea non rappresenterà una rivoluzione, ma un´evoluzione poiché tenderà a migliorare il sistema di valutazione da parte delle banche e spingerà contemporaneamente le imprese ad essere più trasparenti". Tuttavia "le nuove regole favoriranno senza dubbio le aziende virtuose penalizzando quelle con tassi di insolvenza più elevati". Problema sentito particolarmente nel settore delle costruzioni caratterizzato da aziende troppo piccole per competere all´estero, lenta generazione di cassa, alta ciclicità "il che significa - aggiunge Pierdicchi - che nei cicli negativi i tassi di insolvenza tendono ad aumentare". Auspicabile dunque una maggiore aggregazione e specializzazione. Aspetto sottolineato anche da Fabrizio Di Amato a.d. di Maire Engineering: "Noi abbiamo cominciato da tempo ad attrezzarci in vista di Basilea 2, il cui impatto sarà più forte per le piccole imprese che dovranno lavorare sulla parte finanziaria e cercare una specializzazione". Ma la sfida si giocherà soprattutto sul territorio e per ora prevale la cautela: "Non sono ottimista - spiega Guido Pesaro segretario dell´AnseCna - le nuove regole potrebbero determinare un massacro nel settore delle costruzioni". Per Fabrizio Bonelli, responsabile della divisione Real estate di Banca Intesa, "imporranno alle aziende di lavorare di più sulla trasparenza, rafforzando le collaborazioni con la banca soprattutto localmente". E, in quest´ottica, un ruolo importante lo avranno anche le banche più piccole che dovranno vedersela con i colossi nazionali. "Nessuna concorrenza - assicura Modiano - ci sarà sicuramente una differenziazione dell´offerta e uno spazio di complementarietà straordinario per piccoli e grandi istituti".
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"Le Pmi sarde devono rischiare di più"
"Basilea 2" potrebbe portare effetti negativi alla Sardegna. Il nuovo accordo internazionale sui requisiti patrimoniali delle banche (che dovrebbe portare a un testo definitivo entro la fine di quest´anno e all´attuazione per la fine del 2006) suscita preoccupazione tra il management di Banco di Sardegna e Banca popolare dell´Emilia Romagna. "Una delle conseguenze riguarda il razionamento del credito nei confronti delle Pmi", ha spiegato il presidente del Banco, Antonio Sassu. "Noi dobbiamo prepararci adeguatamente e dovremo insistere con le piccole imprese sarde, non ancora pronte, a ricorrere di più al capitale di rischio e a una maggiore capitalizzazione".
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Banca Cis. Una nuova opportunità per le aziende in vista di Basilea 2
Alleggerire nell´immediato il peso finanziario delle imprese e non arrivare indifesi all´appuntamento con le restrizioni creditizie imposte dagli accordi di Basilea 2. Ma anche dare forza, competitività e maggiore capacità contrattuale alle attività produttive, per superare al meglio una fase poco favorevole della congiuntura economica, raggiungere la solidità e ottenere rating di buon livello: in una parola un trattamento favorevole, nel momento in cui si deve chiedere denaro in prestito. Sono questi gli obiettivi dell´operazione fedeltà di Banca Cis, uno strumento originale a disposizione delle aziende sarde già clienti dell´istituto di credito. In sostanza si tratta dell´opportunità di ottenere un nuovo mutuo e allo stesso tempo rimodulare le scadenze (diluendole) di mutui già contratti. Il finanziamento potrà essere utilizzato per la riduzione di debiti contratti con altre banche, il pagamento dei fornitori e un intervento di ricapitalizzazione aziendale. Sono circa 5000 le imprese che potranno accedere ai nuovi supporti, presentati nei giorni scorsi dal presidente e dal direttore generale di Banca Cis, Giorgio Mazzella e Paolo Possenti.
Il problema della sottocapitalizzazione. Il tessuto sardo è caratterizzato da imprese di piccole dimensioni e orientate culturalmente a chiedere più costosi finanziamenti a breve termine, anche per investimenti fissi. "Il 70% dell´indebitamento delle nostre aziende", spiega Mazzella, "è a breve termine, il 30% a medio e lungo, con tassi rispettivamente di circa il 7% e il 4%". Le percentuali sono invertite nel Nord Italia. A spingere gli imprenditori sardi a preferire linee fido a breve non è soltanto una tendenza comune nel Mezzogiorno anche al sistema creditizio.
L´obiettivo dell´operazione L´offerta di Banca Cis, che concede esclusivamente finanziamenti a medio e lungo termine, può consentire ai clienti "regolari" che lo richiedono - hanno spiegato i vertici dell´istituto - di ridurre l´indebitamento corrente, anche quello con altri istituti. Le aziende potranno anche ottenere un prolungamento della durata di mutui contratti con Banca Cis. I vantaggi consistono in un risparmio sul tasso d´interesse, nella riduzione dell´eventuale scoperto di conto corrente e nella possibilità di sanare debiti a breve, con la conseguenza di disporre di maggiore capitale, cui si affianca la certezza del piano di rimborso del mutuo di medio-lungo periodo.
Allarme per Basilea 2. La sottocapitalizzazione è uno dei punti più deboli del sistema delle Pmi, sarde che rischiano di incontrare notevoli difficoltà nell´accesso al credito quando entrerà in vigore - si prevede per la fine del 2006 - l´accordo internazionale Basilea 2 sui requisiti patrimoniali delle banche. Gli istituti classificheranno i clienti in base al livello di rischio attraverso l´assegnazione di rating, con la conseguenza che le imprese meno solide potranno vedersi rifiutare il finanziamento o ottenerlo a tassi più elevati. E il giudizio determinato dalle banche diventerà una variabile strategica per regolare il costo e l´efficienza delle scelte di struttura finanziaria e di finanziamento degli investimenti, nonché uno strumento di valutazione delle possibilità di crescita e di diversificazione. La pianificazione attenta ed equilibrata - insomma - assumerà un ruolo centrale e diverrà tanto importante quanto quella commerciale, organizzativa, tecnologica.
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Confagricoltura: "Basilea 2, occasione per un nuovo rapporto tra la filiera del credito"
Nel mondo bancario è in atto, in questi ultimi anni, un ripensamento organizzativo, dopo la despecializzazione del credito agrario introdotta più di dieci anni fa con la riforma della legge sul credito. Su 606 miliardi di euro di impieghi bancari concessi ai settori produttivi, ben 26 sono destinati all´agricoltura, con un trend di crescita che negli ultimi anni è stato di quasi 10 punti percentuali.
Soddisfatta di questa nuova attenzione ed interesse rivolti all´agricoltura ed alle sue imprese è Confagricoltura, che crede molto nell´attuazione dell´accordo di Basilea 2 per l´agricoltura, definita "un´ottima opportunità per un settore che ha bisogno di fare investimenti per rimanere concorrenziale".
"Bisogna iniziare un confronto operativo con le banche - ha dichiarato il presidente di Confagricoltura Augusto Bocchini - al fine di individuare risposte adeguate per un settore che ha assoluta necessità di rinnovarsi e di investire. Non è accettabile infatti che le imprese agricole, anche quelle più proiettate al mercato, subiscano maggiori costi creditizi. Poiché il ´rischio operativo di mercato è per le regole di Basilea una variabile importante nel calcolo del rating, è importante aprire un dibattito tra tutti i protagonisti della "filiera del credito", in modo da evitare differenze del costo del credito tra le diverse aree del nostro Paese, con particolare attenzione al Mezzogiorno".
"Per Basilea 2 - ha aggiunto il Presidente di Confagricoltura - il default, cioè la dichiarazione dello stato di insolvenza, è stabilito in 180 giorni, una rigidità in contrasto con la realtà di un settore i cui tempi spesso sono legati a fattori esterni. Pertanto ci opponiamo decisamente ad un sistema dei rating che implichi solo maggiori oneri creditizi per le imprese e auspichiamo un miglioramento dell´opera dell´Oic (Organismo italiano di contabilità), per arrivare a definire criteri contabili uniformi per le aziende agricole".
"Quello che si può fare subito - ha concluso Bocchini - è creare un sistema efficiente di garanzie sul credito per l´agricoltura, rivedendo la struttura dei Consorzi di garanzia collettiva fidi, alla luce delle nuove regole di Basilea 2. Ad oggi, nel settore agricolo i Consorzi di Garanzia veramente operanti sono pochi e patrimonialmente deboli, anche se i 18 Confidi agricoli associati a Agrifidi-Confagricoltura sono un esempio di efficienza nel settore. Il vero obiettivo resta sempre quello di contribuire alla razionalizzazione di un nuovo sistema di valutazione che rafforzi l´impresa agricola in una moderna ottica di filiera del credito".
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Basilea 2: un rischio o un´ opportunità? L´applicazione del Basilea 2 in Italia
E in effetti i timori sono abbastanza giustificati. Secondo quanto sostenuto da Paolo Biffis, professore ordinario di Economia degli intermediari finanziari presso l´Università Ca´ Foscari di Venezia, in un articolo per il sito degli economisti www.lavoce.info, il Basilea 2 in Italia sarebbe applicato a oltre cinque milioni di imprese.
Di queste 600.000 "hanno obblighi contabili in quanto costituite nella forma della società di capitali. Ciò significa che un buon 88% delle imprese può fornire ai propri finanziatori scarse informazioni economiche, finanziarie e patrimoniali". Nonostante questo dall´ultimo meeting di Madrid sono scaturite buone notizie verso quella che Biffis definisce "la riconsiderazione degli elementi di attenuazione del rischio di credito" anche perché si è preso atto che le banche lavorando con moltissime piccole aziende vanno incontro anche a un enorme frazionamento del rischio.
I problemi che possono derivare per le piccole e medie imprese dall´introduzione del Basilea 2 sono evidenziati anche da una ricerca che Unioncamere ha condotto su un campione di 7.860 piccole e medie imprese italiane. La simulazione prevedeva l´esame dei bilanci del campione di riferimento con l´applicazione di alcuni indicatori di tipo economico-patrimoniale. Per la definizione del rating poi sono stati applicati i parametri e le metodologie utilizzate da Moody´s (una delle principali agenzie di rating) per l´elaborazione dei giudizi.
Il risultato è stato che il 65% delle imprese si colloca sulle 4 classi di rating critiche (BBB-, BB+, BB, BB-), il 17,5% avrebbe rating più positivi come BBB e BBB+, meno dell´1% ricadrebbe nella classe A, mentre il resto (il 16%) finirebbe in classi peggiori che vanno da B a CCC rischiando quindi di non essere presa in considerazione dal sistema bancario.
La stessa indagine di Unioncamere ha voluto poi verificare gli effetti dell´applicazione del trattato sul costo del credito. Su 32 categorie di imprese (classificate per livello di rating e di fatturato) 20 avrebbero un miglioramento e quindi una riduzione dei tassi di interesse. D´altra parte, però, 12 categorie vedrebbero peggiorare le condizioni con aumenti del pricing fino al 90% rispetto alle condizioni applicate con il Basilea 1.
a cura di Luigi Ferro torna all´indice

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Conoscere,comunicare,migliorare: Basilea2 è anche questo
Le proposte inerenti alla riforma del sistema di adeguatezza patrimoniale delle banche hanno raggiunto la versione definitiva: a quasi quattro anni dai primi atti del Comitato di Basilea e con scadenze operative per quanto riguarda l´applicazione dei nuovi parametri - imminenti, permangono tuttavia diverse perplessità legate soprattutto al mondo delle Pini. Perplessità che si è cercato di rilevare ed alle quali si è cercato di fornire risposta con una serie di tre successivi interventi, dedicati in particolare ad illustrare nei principali passaggi in che modo affrontare il problema della riqualificazione del debito, del connesso miglioramento gestionale - della funzione finanza in particolare, di tutta l´azienda in generale - tramite l´implementazione di un efficace processo di comunicazione finanziaria.
11 motivo di fondo che ci ha spinto in questa direzione è legato alla profonda convinzione che dietro Basilea si possa cogliere una grossa opportunità per intraprendere un importante percorso di cambiamento, valido a prescindere dalle imposizioni normative.
Il punto di partenza è dato da un´indagine (7), sviluppata su un campione di 88 piccole medie imprese (Tavola 1) localizzate nel centro-nord Italia con fatturati compresi tra i 5 ed i 70 milioni di curo, finalizzata alla comprensione dei principali fabbisogni ed aspettative del campione stesso (opportunamente segmentato (2) proprio in seguito alla ricerca) nei conf-ronti delle banche fornitrici.
L´intento prevalente in quella sede, dal punto di vista dell´impresa, era l´indagare (ed eventualmente confrontare) le differenze sul modo di intendere la funzione finanziaria, i principali processi di approvvigionamento di capitali e le linee guida del rapporto con gli istituti di credito; tutti parametri, tra l´altro, chiamati in causa - direttamente o indirettamente - dalle nuove regole vigenti sul mercato dei capitali. Alcuni referenti dello stesso gruppo di imprese sono stati ricontattati a distanza di oltre un anno dalla precedente indagine ed è stata chiesta loro un´autovalutazione relativamente al grado di conoscenza e di chiarezza sui principali assunti legati al Nuovo Accordo di Basilea sui requisiti patrimoniali" e soprattutto relativamente alle possibili, reali, conseguenze sull´evoluzione del rapporto banca-impresa. I punti fondamentali oggetto dell´autovalutazione, alcuni dei quali sono presentati nella Tavola 2, riguardavano due sostanziali aree di attenzione: la prima relativa alla conoscenza tecnica, seppur a grandi lince, dei contenuti dell´accordo denominato "Basilea 2" la seconda relativa all´eventuale percorso da intraprendere per non essere penalizzati nell´accesso al credito.
I risultati hanno manifestato un´effettiva preoccupazione per il "dopo Basilea", vista anche la massiccia presenza (3) degli istituti bancari nel passivo delle nostre piccole e medie realtà imprenditoriali, ritenendosi il campione di riferimento non sufficiente.
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